Agenpress – “Il segreto era la continuità, l’idea che settimana dopo settimana potevi avere un colloquio diretto con i telespettatori.  E poi un momento di grande cambiamento sia nella percezione dell’agricoltura italiana, con l’Europa che diventava presente, sia nel cambiamento delle tecnologie. E poi un’intuizione: l’ambiente, messo in relazione con l’agricoltura e la qualità dei prodotti agricoli”.

Lo dice Federico Fazzuoli, storico conduttore di “Linea Verde”,  intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus.

“Avevo proposto tre titoli: Linea Verde, Onda Verde e Potere verde. Potere verde poteva sembrare un titolo politico, ma allora c’era una Coldiretti fortissima e l’Europa si occupava soprattutto di agricoltura, quindi era un potere vero. Oggi potrei pensare a Potere dell’acqua, perché si fanno le guerre per l’acqua. Onda verde dava troppo l’idea dei semafori, quindi alla fine abbiamo scelto Linea Verde”.

Fazzuoli andava in onda durante il periodo del disastro di Chernobyl. “La gente mi fermava per strada per chiedermi se il latte era sicuro –ha raccontato Fazzuoli-. Ci furono anche pressioni politiche in quel momento, forse perché si riteneva che su alcune cose probabilmente non c’era niente da fare. Certamente qualcosa è accaduto anche in Italia. Ma a un certo punto per ragioni economiche si è ritenuto che bisognava finirla con l’allarmismo e che gli italiani a un certo punto dovevano tornare a vivere e a mangiare normalmente. Mi dissero che l’emergenza doveva finire e bisognava che tutti gli organi di informazione prendessero atto di questo. Ma siccome non era realmente così, perché lo vedevo dai dati dei miei consulenti, ci fu una situazione molto tesa. In quell’occasione devo ringraziare il direttore di Rai Uno Emmanuele Milano che, quando gli andai a dire di queste pressioni forti, mi disse: tu sei sicuro dei tuoi consulenti? Io gli risposi di sì e allora mi disse: ‘Andiamo avanti, pensiamo alla gente, che al palazzo ci penseremo dopo’. Quindi Linea Verde continuò a fare informazione come sempre”.

Sui cambiamenti climatici. “Nel 1992 a Rio De Janeiro ci fu il grande summit sulla Terra, era già chiaro che i fenomeni sarebbero stati questi e si sarebbe inevitabilmente arrivati a questo. Solo che a quei tempi parlare di queste cose ti faceva apparire come allarmista. Il cambiamento climatico significa estremizzazione dei fenomeni in questa fase, poi desertificazione che avanza verso nord. Quest’anno fa freddo, è venuta la grandine. Dove è passata la grandine, quello che c’era non c’è più. Nel 2017 è venuta una gelata in Toscana che ha bruciato tutti i germogli. Il prossimo anno invece potrebbe esserci la siccità. Questa è l’estremizzazione dei fenomeni”.

Su Greta Thunberg. “Se non ci fossero stati gli ambientalisti noi saremmo ancora più indietro. Se l’opinione pubblica non è preparata a certi temi e a certi sacrifici, la politica non va in quella direzione. Oggi le giovani generazioni prendono più coscienza di questi problemi e Greta serve proprio a dare ancora più coscienza ai giovani, perché sono proprio loro che devono intervenire. Anche se ci fosse qualcuno dietro a Greta, qualcuno che l’ha influenzata, bisognerebbe dargli una medaglia. La proposta in sé: ‘stiamo attenti che stiamo andando a sbattere’, è vera”.

L’articolo Federico Fazzuoli. “Ai tempi di Chernobyl subii pressioni politiche per dire che l’emergenza era finita e i prodotti agricoli erano sicuri” proviene da Agenpress.



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