Agenpress. Presso il Ministero della Salute, promosso dall’Osservatorio Sanità e Salute e con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità, si è tenuto il Convegno avente per oggetto “L’Europa e l’Italia nell’obiettivo della Eradicazione dell’Infezione da HCV”. Ha aperto i lavori il Sen. Avv. Cesare Cursi presidente dell’Osservatorio Sanità e Salute, il quale ha ricordato i dati del 2016 in Europa stimati in 35.000 casi di epatite C da 29 paesi con infezione più frequente negli uomini e che l’uso di droghe rappresenta la modalità di trasmissione più frequentemente riportata.

Il Coordinatore Scientifico del convegno, Prof. Gian Ludovico Rapaccini, Direttore U.O. di Medicina Interna e Gastroeterologia del Policlinico Gemelli, IRCCS di Roma,  ha ricordato come l’eradicazione del virus HCV dal pianeta entro il 2030 è l’obiettivo segnalato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Nel 2018 in Italia – prosegue Cursi – sono stati segnalati 48 nuovi casi di epatite C acuta, con un’incidenza dimezzata rispetto al 2009.

La Sen. Paola Binetti, membro della Commissione permanente Igiene e Sanità del Senato, ha ricordato l’importanza di mantenere fermo lo stanziamento di bilancio per consentire al Servizio Sanitario Nazionale di operare in maniera concreta.

I fattori di rischio più importanti risultano essere l’assunzione di droghe per via parenterale, l’esposizione sessuale, le procedure mediche e chirurgiche invasive e con il 23% di casi derivati da una esposizione a trattamenti estetici.

Il Dott. Luca Li Bassi, Direttore Generale dell’AIFA, ha ricordato quanto fatto dall’AIFA per consentire una riduzione dei costi dei farmaci necessari per il trattamento dei casi HCV e ha anche ricordato che per la fine del mese di giugno ha convocato una riunione interdisciplinare per discutere di interventi utili all’eradicazione dell’infezione.

Tra gli altri sono intervenuti il Prof. Stefano Vella, Centro per la Salute globale dell’Istituto Superiore di Sanità; il Prof. Mario Angelico, Direttore dell’Unità di Epatologia Trapianti di Tor Vergata; la Prof.ssa Gloria Taliani, Direttore della Clinica Malattie Infettive al Policlinico Umberto I di Roma; il Prof. Adriano Pellicelli, Direttore del Dipartimento Malattie del Fegato dell’Ospedale San Camillo di Roma.

Per progredire nel raggiungimento dell’obiettivo di eradicazione – ha concluso Cursi – occorre organizzare test di routine per le categorie a rischio: in carcere, per i tossicodipendenti e i lavoratori del sesso. E soprattutto serve più sensibilizzazione tra i medici, anche quelli di famiglia, che dovrebbero proporre il test a chi è considerato a rischio infezione e a tutti coloro che hanno patologie degenerative croniche come diabetici, nefropatici, ipertesi e cardiopatici.

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