Agenpress. Il 18 ottobre si celebra la tredicesima Giornata Europea contro la Tratta di esseri umani istituita dalla Commissione Europea per sensibilizzare sul fenomeno. Una giornata importante per ricordare al mondo che la schiavitù per oltre un milione di persone non è ancora terminata. La tratta è un fenomeno antico ma che ha raggiunti numeri stratosferici negli ultimi anni grazie anche all’esplosione della pornografia online. La pornografia produce la domanda… la tratta sessuale è spesso l’offerta. Se vogliamo abolire completamente la tratta non possiamo sorvolare il grave problema della dipendenza da pornografia.

Premessa

Riconosco che molte persone sono afflitte, in qualche modo o in un altro, dal porno. Chi si trova in preda alla dipendenza, i coniugi di coloro che lottano, i genitori che hanno figli dipendenti e le persone coinvolte nell’industria del porno, solo per citarne alcuni. Questo problema mi riguarda molto da vicino. Sono stato esposto al porno da quando avevo 12 anni, un’esperienza che ha avuto un impatto profondo e duraturo su di me. Ho conosciuto personalmente cosa significa essere dipendente dal porno per più di 10 anni.
Ho imparato che la vergogna alimenta la dipendenza. Il mio cuore nello scrivere questo articolo non è di imbarazzare nessuno, ma di far luce su un problema che sta colpendo tanti. Molte persone pensano che il porno sia innocente. Altri arrivano persino a sostenere che sta dando potere alle donne. Voglio che le persone conoscano la verità. Mi rendo conto che alcune di queste informazioni potrebbero essere scioccanti. La mia intenzione non è di scioccare, ma di risvegliare le coscienze. Non possiamo risolvere ciò che non affrontiamo. Il consumo di porno sta raggiungendo numeri sbalorditivi. I siti porno ricevono un traffico più regolare di NetflixAmazon e Twitter messi insieme! Nonostante la convinzione prevalente che il porno sia privo di vittime, il porno alimenta il traffico sessuale di essere umani e, in molti casi, il traffico di pornografia “non-consensuale”. Ecco 5 modi in cui il porno alimenta il traffico sessuale di essere umani.

1- Il porno è un grande “gateway” per il traffico sessuale umano

La dipendenza da porno è di natura progressiva. Il Dr. Victor B. Cline, uno psicologo che aiuta le persone che soffrono di dipendenza da porno, descrive in dettaglio il processo di dipendenza nel modo seguente. Dipendenza: “I consumatori di porno vengono catturati dal materiale. Una volta coinvolti continuano a tornare alla fonte per averne sempre di più”. Incremento: “Con il passare del tempo, il consumatore ricerca materiale sempre più esplicito, estremo e spesso violento”. Desensibilizzazione: “Il materiale originariamente percepito come scioccante, infrangibile, illegale, ripugnante o immorale, col tempo diventa accettabile”. Imitazione: “In questa fase è più probabile che le persone imitino sessualmente i comportamenti osservati nella pornografia, incluso lo sfruttamento di donne che lavorano nella prostituzione. E nel caso in cui si creda ancora al mito della “prostituta felice”, è importante notare che l’84% delle donne schiave della prostituzione sono sotto il controllo di terzi o sono sfruttate e trafficate. In altre parole, una persona dipendente dal porno ha più probabilità di “acquistare” una donna per il sesso e che stia intraprendendo questa transazione con una vittima di traffico sessuale commerciale. Per rafforzare le scoperte del Dr. Cline, l’80% delle ex prostitute riferisce che i loro clienti hanno mostrato loro porno per illustrare i tipi di atti sessuali che volevano. Alcune persone sostengono che il porno sia un’alternativa più sana e sicura per le persone che altrimenti potrebbero essere tentate in comportamenti sessualmente devianti. Dicono che è uno sbocco per desideri sessuali aberranti. Se ciò fosse vero, i consumatori di pornografia dovrebbero essere i meno propensi a sfruttare prostitute. Sfortunatamente, la ricerca mostra che è vero il contrario. Guardare il porno aumenta la probabilità che il consumatore assuma una prostituta.

2- Filmati senza consenso

Il 49% delle donne che hanno lavorato nella prostituzione riferiscono di essere state filmate dai loro trafficanti o “clienti”. Questa è solo la percentuale di donne che sapevano di essere filmate. Il filmato viene spesso trasmesso in streaming e successivamente distribuito. Una persona che guarda questo tipo di pornografia non ha modo di sapere se la persona dall’altra parte della telecamera è o meno un partecipante volontario. In molti casi, non lo è. In altri scenari, donne e ragazze vengono drogate, violentate e filmate. Ancora una volta, il filmato viene trasmesso in streaming o distribuito. Tragicamente, questa è una delle tattiche che i “papponi” usano per tenere sotto controllo le proprie prede.

3- Porno Usato per pubblicizzare le vittime 

“Papponi” e trafficanti sono alla ricerca di modi per guadagnare sempre di più. Spesso, costringono le loro vittime a fare svariarti video pornografici, perché possono fare più soldi pubblicizzando le ragazze come “porno-star” che sono anche disponibili come “escort”. I consumatori di tali video potrebbero non essere consapevoli del fatto che le donne e le ragazze nei video sono effettivamente vittime della tratta.

4- Consenso o coercizione

Infine, quando si parla dell’industria del porno, c’è la questione del consenso contro la coercizione. Un tratto non sempre chiaro. Ci sono una varietà di situazioni in cui le donne che hanno riferito di essere entrate nel settore pornografico per propria scelta si sono poi trovate in situazioni precarie e persino minacciose in cui sono state costrette a compiere atti al di fuori dei loro confini. Abbiamo già toccato la questione del guardare il porno fino ad arrivare alla richiesta di materiale più estremo e più esplicito, col passare del tempo. Anche nell’industria del porno, c’è un’incredibile dimostrazione di violenza contro le donne. In un’analisi del contenuto dei 50 film porno più visti, l’88% ha mostrato aggressività fisica nei confronti delle donne.

5- Pedopornografia

Vi è una crescente domanda di pornografia infantile, che viene distribuita online commercialmente o peer-to-peer attraverso scambi tra pedofili. Secondo l’Association of Sites Advocating Child Protection, la maggior parte delle vittime ha 11 anni o meno (59%) mentre un 31% ha tra uno e cinque anni. Dio abbi pietà! Come padre, faccio fatica a scrivere questa parte. L’associazione Italia Meter Onlus (Don Fortunato Di Noto) ha rilasciato un report del 2018 agghiacciante: oltre 3 milioni di foto riportate alla polizia postale. Dietro ad ogni numero c’è un bambino o una bambina. “Noi dobbiamo sempre considerare che i video e le foto rappresentano già il danno avvenuto – afferma don Fortunato Di Noto – cioè sono bambini già abusati, quindi che hanno già avuta violata la loro innocenza, che vivono una forma di schiavitù perenne e duratura. Tenete conto che vengono riprodotti negli abusi anche per anni interi, quindi iniziano che sono neonati e continuano anche negli anni… E allora questo è il dato agghiacciante che mostra quanto sia profondo e radicato l’aspetto perverso del fenomeno e soprattutto criminale molto forte e molto potente. I bambini nella pedofilia e nella pedopornografia sono veramente l’oggetto di un business enorme e devastante, un mercato floridissimo di fronte a cui non sono più sufficienti le dichiarazioni o i protocolli o le carte che già sono in vigore o devono entrare eventualmente in vigore”. È importante affrontare la realtà. Tuttavia, ora potrebbe essere un buon momento per fermarsi a fare qualche respiro profondo e sussurrare (o gridare) alcune preghiere. Sfortunatamente, c’è anche una crescente domanda di “porno adolescente”, che rappresenta 1/3 delle ricerche giornaliere totali dei siti porno. In effetti, secondo un’analisi delle tendenze di Google, le ricerche di “Teen Porn” sono più che triplicate tra il 2005-2013. In conclusione, nel complesso, il legame tra porno e traffico è forte e indiscutibile. Dobbiamo agire ora! Se non ora quando?

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