Kabul un anno dopo, quale futuro per i diritti delle donne afgane?

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Sette rifugiate arrivate in Italia dopo la caduta dell’Afghanistan nelle mani dei talebani si sono riunite dando vita all’Associazione di solidarietà donne per le donne (ASDD). Lo scopo, mettere in rete le connazionali sparse lungo la Penisola e favorirne l’inclusione. L’organizzazione è sostenuta da PartecipAzione, il programma di INTERSOS e UNHCR che promuove l’integrazione dei rifugiati in Italia.

Nelle loro testimonianze, la vita prima e dopo il 15 agosto 2021 fino alla ripartenza nel nostro Paese


AgenPress. Fra i circa 5mila afgani evacuati da Kabul nell’agosto del 2021 tramite il ponte aereo del governo italiano c’era anche Shahrbanu Haidari, 32 anni, insegnante all’università di Kabul e attivista per i diritti delle donne. È grazie alla sua intuizione e all’intraprendenza di altre sei rifugiate, riparate come lei in Italia, che all’inizio di quest’anno è nata l’Associazione di solidarietà donne per le donne (ASDD), con l’obiettivo di mettere in rete le connazionali sparse lungo la Penisola e favorirne l’inclusione. L’organizzazione è sostenuta da PartecipAzione, il programma di INTERSOS e UNHCR che promuove l’integrazione delle associazioni di rifugiati in Italia.

Il taglio del nastro ufficiale è stato l’evento ospitato dalla Casa internazionale delle donne, con cui le fondatrici dell’associazione si sono presentate alla stampa italiana. Un’occasione per accendere i riflettori sulla condizione di donne e bambine in Afghanistan dopo la presa del potere da parte dei talebani e fare il punto sulle prospettive di integrazione che l’Italia offre alle rifugiate.

LA CRISI AFGANA La caduta di Kabul non ha fatto che esacerbare le sofferenze di un Paese lacerato da decenni di conflitti e funestato da periodici disastri naturali.

L’economia è in caduta libera a causa delle sanzioni imposte dalla comunità internazionale e dello stop agli aiuti umanitari.  Una grave crisi alimentare, acuita dalla guerra in Ucraina, affama la popolazione. Si stima siano quasi 19 milioni le persone affette da malnutrizione acuta. Circa 4 milioni i bambini gravemente malnutriti. Mentre in tutto il Paese si contano oltre 3,5 milioni di sfollati interni.

Il sistema sanitario è sull’orlo del collasso. Ovunque ospedali e cliniche sono costretti a chiudere i battenti per mancanza di farmaci e personale medico che da mesi non riceve un salario. Le strutture ancora operanti sono in sofferenza e sovraffollate. Un quadro drammatico che mette a rischio anche la salute sessuale e riproduttiva delle donne, al punto che entro il 2025 si stima un aumento della mortalità materna pari al 50%.

SOTTO ATTACCO I DIRITTI DI DONNE E BAMBINE In uno scenario simile diritti e libertà hanno subìto una pesante battuta d’arresto. A cominciare dall’istruzione secondaria. Si stima siano oltre un milione le ragazze tenute fuori da scuole e università. Nel complesso, le donne hanno assistito a una sistematica esclusione dalla vita sociale. Dal divieto di viaggiare senza un accompagnatore maschio all’estromissione da gran parte dei posti di lavoro, incluse le cariche politiche, fino all’obbligo di indossare il velo in pubblico.

 DA KABUL A ROMA PER RICOMINCIARE Associazione donne per le donne vuole essere una piattaforma capace di mettere in rete le rifugiate afgane giunte in Italia e garantire loro solidarietà e supporto concreto. Allo scopo è in cantiere un sito web, in inglese e in dari, per fornire informazioni su disbrigo delle procedure amministrative, ricerca di lavoro e opportunità di formazione.

In parallelo l’associazione promuove seminari e incontri su educazione sessuale e salute riproduttiva come strumenti di emancipazione femminile.

«Il 15 agosto 2021 i nostri sogni si sono infranti, insieme ai successi e ai traguardi raggiunti negli ultimi vent’anni. Siamo state catapultate nel passato, a prima del 2001, e rinchiuse nelle nostre case. Ma le donne in Afghanistan hanno imparato a lottare coraggiosamente e a non desistere di fronte a qualunque avversità. E anche noi dall’Italia lottiamo per i loro e i nostri diritti», spiega Sharifa Behzad, tra le fondatrici di ASDD.

 

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